Poli ci mise qualche secondo a riconoscere Capitale che giaceva a fianco a dove si trovavano i resti di Chiara.
La ferita sulla spalla si era riaperta e probabilmente Frank era svenuto per il troppo sangue perso: una piccola pozza si era accumulata sul tavolo dell'obitorio, ma ormai sembrava essersi arrestato il flusso.
Il carnefice non si era posto nemmeno il problema di controllare se fosse morto davvero, ma era andato direttamente, con tutta la sua furia, su Chiara.

Evidentemente la fortuna aveva voluto che Capitale desse segni di vita quando ormai l'assassino era lontano.
Poli si diresse al telefono dell'obitorio per chiamare soccorso e far riportare il detective nella sua stanza.
Conclusa la telefonata, si attaccò al proprio cellulare per chiamare la scientifica e una squadra dei suoi.

"Vedi di non morire, Capitale." esclamò a mezza voce, mentre aspettava che qualcuno alla centrale rispondesse.
La speranza di Poli è che prima di perdere i sensi, Frank avesse visto o sentito qualcosa.
Sarebbe stata una lunga notte e i rilevamenti sarebbero finiti ben oltre l'alba.

I paramedici riportarono Frank nella sua stanza e Poli chiese a un agente di piantonare la stanza, sia per sicurezza, sia perché non voleva che Capitale tentasse nuovamente di scappare.
Lo spilorcio, era sicuro il tenente, voleva approfittare di Chiara per farsi pagare il conto dell'ospedale.
I due stavano insieme dall'università, ma poi Frank aveva abbandonato per dedicarsi a diversi lavori saltuari, mentre Chiara aveva finito i suoi studi diventando poi un'affermata medico legale: era questione di tempo prima che i due smettessero di avere qualcosa in comune.
Era a questo punto che Poli era entrato in scena: Frank non era così male come detective dopotutto e ci aveva messo poco a capire che lei lo stava tradendo.

Era quasi sera quando il poliziotto di guardia chiamò Poli per riferirgli che Frank si era svegliato.
"Capitale, bentornato tra i vivi."
"Tenente..." rispose Frank con la voce impastata dal sonno e dai farmaci.
"Voglio sapere cosa è successo la scorsa notte."
"Cosa vuole che le dica? Sono svenuto!"
"Fai almeno finta di fare uno sforzo: Chiara è morta."
La notizia lo colpì come un montante che lo fece uscire dai fumi del sonno per poi farlo ripiombare nel dolore.
Frank era ancora innamorato di Chiara, anche se non lo avrebbe mai ammesso, nemmeno con se stesso.
"Non mi ricordo molto. Sono uscito dalla camera, ma rivestendomi mi si è aperta la ferita. Mi sono trascinato fino all'obitorio per farmi ricucire da lei." raccontò i fatti con freddezza, come se non gliene importasse. "Quando sono arrivato all'obitorio ero al limite. Chiara mi ha fatto stendere ed è andata a prendere ago e filo per ricucirmi. L'ultima cosa che ricordo è un forte profumo dolciastro e Chiara che dice lei non può stare qui."
Poli annuì, passandosi una mano sul mento.
"Riparleremo tra qualche giorno, devo ancora interrogarti sull'incidente. Se hai bisogno, c'è un agente qui fuori."
Mentre usciva Frank disse ancora una cosa: "Marco, non fare la stronzata di tenermi fuori dalle indagini."
Poli non disse nulla e lo guardò per la prima volta con una certa intesa.
Frank sapeva che sarebbe stato difficile collaborare con lui, ma potevano trovare un accordo.

Essere un passo avanti alla polizia, però, aveva sempre il suo fascino.
La prima cosa che avrebbe fatto uscito dall'ospedale sarebbe stato dare la caccia alla donna che aveva visto prima di svenire.


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