Capitolo 2 – Il rollio delle onde

I moli quel mattino erano occupati dalla flotta imperiale.
Mi aspettavo di trovare vascelli imponenti e marinai in divisa, ma non potevo essere più lontano dalla verità.
Le navi ancorate erano poco più che gusci di noce, vascelli inadatti al mare aperto e che a malapena stavano a galla: più avanzavo sui moli più mi rendevo conto che l’idea di marina di Ralan era lontana dal concetto di flotta che mi ero fatto studiando la storia del Calimshan.
I marinai che attendevano l’imbarco, non erano da meno e il loro aspetto richiamava quello dei vascelli. Volti carichi di cicatrici, arti mutilati e occhi pieni di odio mi fissavano mentre avanzavo verso il gruppetto di giovani nobili che attendevano di essere smistati sulle navi.

I ragazzi stavano con le loro sacche, tutti vicini, mentre i pirati, perché di quello si trattavano, li osservavano come lupi famelici.
I più piccoli piangevano, aggrappandosi l’un l’altro, mentre sempre più uomini si avvicinavano allo spettacolino.
Raggiunsi il gruppo e mi misi spavaldo davanti a tutti, non abbassando lo sguardo di fronte ai tagliagole che cercavano in tutti i modi di intimidirci.
Un corno suonò improvvisamente e la folla si aprì in due, facendo apparire il capitano con i suoi diretti sottoposti.
L’uomo era chiaramente originario di Chult, con un ventre enorme e prominente,  fini vestiti di seta e le dita ricoperte di anelli.
Incedeva come un re e il suo modo di fare contrastava con quelli che lo circondavano, soprattutto quello che scoprii poi essere il suo secondo, uno gnoll gigantesco che sbavava copiosamente, pregustando le punizioni che avrebbe a breve impartito alle nuove reclute.
“Voi oggi siete morti. E voi oggi rinascerete come cani. I miei cani: mangerete, dormirete e farete tutto quello che io vi chiederò.” Proclamò il capitano con voce baritonale “Scordatevi le vostre vite, scordatevi le vostre famiglie, scordatevi il vostro nome. Ralan vuole eliminare i Rundeen, io voglio bottino. Vi sceglierò un nome se sopravvivrete a bordo un anno. Vi è chiaro?”
“Rispondete, cani!” ringhiò il secondo, facendo schioccare la sua frusta.
I pianti aumentarono, altri chiamavano la propria madre.
“Ho detto: rispondete!”
La frusta schioccò di nuovo, colpendo  a pochi passi da me un ragazzino di appena dieci anni, che lanciò un urlo.
“Ehi!” gridai scioccamente allo gnoll, che piantò su di me il suo sguardo ferino, sfoderando una fila di denti acuminati.
Un sorriso si allargò sulla bocca del capitano, un sorriso che non avrei mai più voluto vedere.
Con un lieve cenno della testa del suo capitano, lo gnoll si mosse con una rapidità che non credevo possibile per una creatura della sua stazza.
Il pugno fu altrettanto veloce e mi spaccò il naso, facendomi cadere poi all’indietro.
“Non ci piacciono gli eroi.” fu il laconico commento del capitano. “Tutti a bordo, ora!”
La ciurma si chiuse attorno a noi, spingendoci sulle navi: nessuno riuscì a recuperare i propri averi, che i pirati avevano già iniziato a spartirsi.
Io rimasi per terra, tenendomi il naso, ma non volendomi abbandonare al pianto, non avrei dato loro quella soddisfazione: un pirata piuttosto anziano ma ancora robusto, ultimo a salire sulla nave, mi si avvicinò e mi alzò di peso.
“Impara a stare zitto. E impara a non far sorridere il capitano.”
“Non mi serve il tuo aiuto, vecchio.”
“Si è visto...” commentò laconico, mentre lo seguivo con il sangue che colava copioso dal naso: salimmo entrambi sulla nave ammiraglia.

Quando finalmente a tutte le nuove reclute furono assegnati i compiti da svolgere, le navi salparono dal porto di Calimport: non appena passammo gli ultimi bastioni e prendemmo il largo, la flotta si divise e ogni nave si diresse nella propria zona di razzia.
Il sole era già alto e giudicai fosse già oltre mezzogiorno.
Io ero incaricato delle vele e la mia infanzia trascorsa rubando e scappando sui tetti , mi aiutarono a non cadere in mare, come invece successe a molti dei miei nuovi compagni, facendo scoppiare l’ilarità dei marinai, che si divertivano ancora di più ad attendere che andassero a fondo, prima di recuperarli.
Tutto sommato, il consiglio del vecchio era utile e incominciai a non intromettermi con le punizioni altrui, somministrate con estrema generosità.
Bastava un minimo pretesto perché la frusta schioccasse: nulla sfuggiva a quella creatura che aveva più della iena che dell’uomo.
Dei venti ragazzi che salirono sulla nave, alla fine del primo mese, ne rimasero solo quattro: alcuni si buttarono in mare durante la notte, altri preferirono impiccarsi o lasciarsi morire di fame.

Passarono le settimane e i mesi e trascorse così un anno, tra piccoli assalti a navi mercantili, scappando dalla possente flotta dei Rundeen che pattugliava le rotte commerciali.
La vita di bordo era piuttosto tranquilla e il marinaio che mi aveva aiutato il primo giorno, Diero, aveva deciso di insegnarmi come si teneva una nave e come usare spada e arco.
Durante la notte, quando solo due sentinelle rimanevano sul ponte, mi impartiva le sue lezioni, non lesinando in pugni o schiaffi se sbagliavo: una bella differenza con i miei tutori nella casa paterna.
Solcavamo il Mare Scintillante e ormai si stava avvicinando l’inverno, stagione in cui il traffico navale diminuiva, obbligando i pirati a ritirarsi in porti sicuri.

Il capitano Mezoar, questo il suo nome, decise di fare rotta sull’isola di Tharsult, per riunirsi con tutta la flotta: si stava avvicinando il tempo per compiere la missione per cui era stato pagato da Ralan.


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