Fare il pendolare aiuta.
Sia a sviluppare ulcere a grappolo per i continui ritardi sia ad avere tempo da utilizzare per leggere.
Capita però che anche a casa uno si metta a leggere e che quindi ci si ritrovi ad aver cominciato centordici milioni di cose.

Tra cui:


Cartagena.
Terzo capitolo della trilogia piratesca di Valerio Evangelisti di cui fanno parte anche Tortuga e Veracruz (il quale nonostante sia uscito dopo, va letto prima di Tortuga. A saperlo).
Evangelisti è noto per la saga dell'inquisitore Nicolas Eymerich, di cui ho letto pochissimo, ma che ho molto apprezzato per stile e storie.
La trilogia dei pirati mi sta piacendo molto: scorrevole, storicamente accurata, senza particolari colpi di scena, ma con un buon ritmo che invoglia alla lettura.

Devo ammettere però che non riesco mai a immedesimarmi nel protagonista.
In ogni romanzo, il personaggio principale è diverso e sembra sempre essere fuori posto rispetto agli avvenimenti attorno a lui, trovandosi a caso nelle situazioni più disparate, giusto per fare andare avanti la trama, fino al finale più MEH che abbia mai letto, o quasi.
Tipo:
"Sono un soldato francese, ma ero un ladro"
"Ok, comanda questa nave e spara su Cartagena!"
Una cosa plausibile come trovare il petrolio in Duomo a Milano.
Nonostante questo difetto (non da poco direi), se siete amanti dei romanzi storici è una lettura quasi obbligata, data l'accuratezza che Evangelisti mette nel rappresentare la vita di quel periodo.
Se poi nello scontro Pirati vs. Cowboy vs. Astronauti, tifate per il primo partito è un must.



Le favole dei fratelli Grimm.
Ora, immaginatevi di essere un bambino tedesco e che il vostro papà, prima di dormire dopo avervi rimboccato le coperte, vi racconta  la storia originale di Cenerentola.
Vi sentite al caldo? Protetti?
Vi sentite bene?
MALE!
Siamo nel Medioevo, BITCHES!
Le sorellastre di Cenerentola, per infilare la scarpetta, si tagliano rispettivamente un calcagno e l'alluce, mentre alla fine della storia insieme alla matrigna sono prese, rinchiuse in un barile foderato di chiodi e fatte rotolare da un dirupo.
Quindi piccolo bambino tedesco ricordati che devi morire. Malamente.

La seconda edizione delle fiabe/favole dei Grimm è al limite del leggibile.
Al di là della violenza, spesso le favole non hanno senso e la cosa più lieta che accade di solito è la morte nel sonno. Che almeno uno non se ne accorge.
Va bene il valore filologico, però poi mi cresci serial killer.


Il tablet è lo strumento del demonio e Comixology ne è la prova inconfutabile.
Immaginate una libreria in cui compaiono in formato digitale tutti i fumetti del panorama ammerigano mai scritti.
E immaginate di poterli acquistare, basta solo inserire i dati della carta di credito.
Un po' come vendersi l'anima.

Ne risulta che mi sono procurato un po' di cose difficili da trovare, non pubblicate in Italia o solo mooooooooolto costose.

Libidine
Ho trovato così i fumetti dei Masters of the Universe, avete presente no?
Beh se siete nati negli anni '80, dovreste ricordarvi di un uomo nerboruto a cavallo di una tigre in lotta con un tizio con un lifting estremo e gli zigomi molto sporgenti.
Ecco, dimenticatevi i cartoni per bambini e vi troverete qualcosa di molto più adulto e decisamente sorprendente.

L'altra cosa molto interessante che ho trovato è The Manhattan Project: basato sul progetto che ha dato vita alla bomba atomica, il fumetto prende strade molto più fantascientifiche. Credo sia il fumetto più originale, folle e coinvolgente che ho letto quest'anno. Menzione speciale alle copertine che hanno davvero uno stile stupendo:

Non si può dire di leggere fumetti senza leggere qualcosa sui supereroi.
La nuova run di Hawkeye, l'arciere che appare anche nel film Avengers, racconta delle (dis)avventure di Clint Burton quando non è impegnato con gli eroi più forti della Terra.
My life as a weapon è un fumetto un po' hard boiled un po' fracassone che diverte dall'inizio alla fine. Almeno nel primo volume.
Vedremo come prosegue.

Un'altra delle graphic novel che ho recuperato è il notevolissimo 100 bullets: persone normali, che hanno subito un torto, ricevono la visita del misterioso agente Grimes che dona loro una valigetta. All'interno una pistola e cento proiettili non rintracciabili e il dossier con le prove inconfutabili di chi ha commesso il torto subito dai poveri disgraziati. Stuzzica eh? E anche un po' prematura.

Ultimo, ma non ultimo (dato che l'immagine di copertina riguarda proprio questo): Fables.
Geniale e il principale nemico del mio conto in banca, dato che continuo a prendere numeri su numeri per sapere come continua la storia.
I personaggi delle favole sono stati cacciati dalle loro terre da un misterioso avversario e si trovano a vivere nel mondo moderno, con tutto ciò che comporta.
Benché detto così sembri una cosa estremamente banale, Fables è in grado di coinvolgere fin dal primo numero.
I disegni non sono mai di alto livello, ma passano assolutamente in secondo piano rispetto alle storie e all'universo estremamente solido creato da Bill Willingham.
In assoluto consigliato (decisamente più delle favole dei Grimm, quello sicuro).


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