La sveglia ti morde i timpani come Tyson con Holyfield.
Apri gli occhi, nel buio, cercando in ogni modo di rotolare fuori dall'abbraccio confortevole del letto nel gelo della stanza.
Continui a trascinarti verso il bagno sfruttando solo la memoria, fino a che la luce improvvisa delle lampadine led ti colpisce come un gancio, ponendo fine all'incontro che già stavi perdendo alla prima ripresa.
Mugugni una specie di saluto allo specchio che come al solito ti contraccambia a tono, educato ma con il tuo stesso umore.
In quel momento ti accorgi che è tornato, è solo una sensazione all'inizio, ma ti sembra che anche in quel momento ti stia guardando.
Continui a compiere la tua routine mattutina con un senso di disagio, con la sensazione di uno sguardo fisso alle spalle e un ghigno che ti segue.

La sensazione non migliora uscendo di casa: l'autunno sta lasciando il posto all'inverno e l'umidità dell'aria ti intirizzisce i sensi, rendendoti meno vigile, meno attento.
Ti trovi davanti al tram e hai l'impressione dalle facce di chi ti sta intorno che anche loro siano a disagio, anche loro sentono la morsa della persecuzione.
Nonostante tutti siano incasellati come in un gigantesco calendario dell'avvento perennemente chiuso, ognuno intento a far passare il viaggio fino alla prossima scatola chiamata ufficio, ti sembra che corra una piccola scintilla di condivisione, una tenue sensazione di solidarietà che vi accomuna.
Ma forse è solo la tua volontà di aggrapparti a qualcosa, un tentativo di trovare negli altri un aiuto per non sentirti solo a dover affrontare la minaccia, a dover affrontare chi ti segue.
Ma tu hai una cosa che ti aiuta.
Il fatto è che tu conosci il nome del bastardo. Lunedì.


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