Finalmente, dopo circa un mese, ho completato la campagna single player di Black Flag.
Dice: ma è una campagna così lunga da richiedere un mese?
Risponde: no assolutamente, sono io che sono scemo e mi dedico alla raccolta dei gingilli.

Come più volte (credo) ho detto in questo blog, l'argomento pirati mi piace molto.
Nella classica sfida cowboy-astronauti-ninja-pirati, mi schiererei assolutamente con i membri della Filibusta.
Per questo, nonostante non sia un fan sfegatato della serie, ho scelto di prendere questo nuovo capitolo nella saga degli Assassini, saltando a piè pari il terzo poco ispirato episodio.
Ora, il mio commento non è negativo, ma non si può dire che sia una promozione a pieni voti.
Perchè diciamocelo: dopo un po' Black Flag diventa una palla mortale.

Ho cercato di completare tutto, ma la ripetitività è qualcosa che davvero uccide.
Apprezzo il collezionismo all'interno dei giochi, ma se questo mette di fronte a sfide interessanti: raccogliere più di duecento (DUECENTO, cioè due volte cento, cento per due, cento più cento, duecento e uno meno uno) cosine brillanti in giro per una mappa estremamente vasta è la morte del videogioco.
Lo stesso dicasi per le missioni assassinio/navali o per la trama principale che molto (troppo) spesso si riduce a compiere sempre le solite azioni (pedina il cattivo, ascolta cosa dice, uccidilo).

L'unica cosa che vale davvero la pena collezionare sono le canzoni piratesche: sono brani originali dell'epoca e i marinai si cimenteranno a cantarli mentre passate da un'isola all'altra a bordo della vostra nave, la Jackdaw.
C'è un però anche in questo caso: o hanno arrangiato solo alcune di queste canzoni, oppure ai pirati ne piacciono particolarmente quattro che vi canteranno fino allo sfinimento o alla perforatura dei vostri timpani.
Ascoltarsi per due ore di fila Bully in the alley aumenta gli istinti omicidi del 100% netto.
Provate:


Ubisoft: metti la possibilità di scegliere tra queste benedette canzoni.

Il gioco è bello, davvero, se preso nel giusto modo.
Seguitevi la trama principale, nemmeno troppo lunga, e cercate di non farvi distrarre dal resto, che potrete tranquillamente completare alla fine.
La storia ripercorre l'Età dell'Oro della pirateria (fine '600 - primo '700) e non ci sono gli elementi fantastici della saga cinematografica che ha paralizzato la carriera di Johnny Depp su un ruolo solo, ripetuto all'ossessione.

Uno vale l'altro ormai
Personaggi storici ed eventi realmente accaduti sono la cornice alle vicende di Edward Kenway, Assassino involontario, il tutto permeato dalla nostalgia per i bei tempi andati del saccheggio e degli abbordaggi.
Il fulcro della storia rimane sempre la lotta Assassini - Templari, che diciamo non è più così originale ecco, però vedere Barbanera fa un certo effetto.

Il pregio/problema di AC IV però è che c'è troppa carne al fuoco e l'atmosfera concilia il girovagare per completare le missioni secondarie o l'esplorazione, piuttosto che la trama principale.
Ci si immerge nei Caraibi, ricreati con dovizia di particolari grazie anche all'ottima grafica.
Il fatto che non ci sia praticamente mai un'interruzione dovuta al caricamento permette di fare sessioni lunghissime, senza rendersene conto.
Questo però porta a perdere il filo della storia che personalmente non mi ha attratto molto, in particolare per la monotonia degli obiettivi da portare a termine, come detto sopra.
Per certi versi ho apprezzato di più le sessioni nel presente, più contenute e meno dispersive.

Molto interessante tutto il comparto "marinaresco" del gioco, invece.
Bellissimi i momenti dedicati agli abbordaggi per raccogliere le risorse con cui migliorare la propria nave e altrettanto emozionanti le sessioni di pesca.

Non fai il figo senza bombole di propano eh?

La parte che ho apprezzato di più è stata l'esplorazione dei relitti sommersi.
Estremamente atipico come gameplay, ti mette in una situazione di vera ansia, a causa di squali, murene, meduse, ossigeno che finisce e musica di violoncelli concitata quando i predatori ti avvistano mentre nuoti nelle profondità marine.
Sono le sezioni di gioco che ho trovato più complesse e con un minimo di coinvolgimento.
Tutti gli altri momenti, infatti, sono di una semplicità disarmante, in particolare gli scontri con i soldati: a meno che non sia richiesto espressamente dalla missione l'approccio stealth, potrete tranquillamente annientare intere guarnigioni da soli grazie alla pressione del singolo tasto per il contrattacco.

Nel gioco mi dicono esserci una parte online, ma purtroppo l'attrattiva che questo ha su di me è pari a farsi fare un'appendicectomia con una forchetta, di plastica, senza anestesia. Leggendo nell'Internet però, sembra che non ci si perda niente: nessuna innovazione e nessuna particolare caratteristica esclusiva per il multiplayer rispetto al resto della serie.

In conclusione, Assassin's Creed IV: Black Flag è un ottimo gioco, ricco e ben realizzato, un free roaming che forse sarebbe stato migliore rendendo più chiuso il mondo durante lo svolgimento della trama principale e lasciando la totale libertà alla fine.
La mole dei contenuti purtroppo sfocia spesso nella monotonia, a cui si aggiunge la difficoltà praticamente inesistente.
Sicuramente rispetto al secondo episodio, già ottimo, è un notevole passo avanti, ma alcuni punti (negativi) sono rimasti saldamente ancorati al gioco.

Da avere se amate i pirati, Assassin's Creed o collezionare cose inutili per ore.
Da evitare se cercate una sfida maggiore o non sopportate la replicazione ossessiva... la replicazione ossessiva... la replicazione ossessiva delle missioni.

Posta un commento

 
Top