Batman è, in assoluto, il supereroe che preferisco. Soprattutto perché non ha nulla di "super", tutte le abilità di Batman sono frutto di addestramento e studio. A parte il conto in banca.

Stima approsimativa: quasi 700 milioni di dollari
Batman è un uomo che vive in un modo di semidei e lotta alla pari. E soprattutto ha imparato abbastanza in fretta a mettere le mutande sotto i pantaloni.
Mutande in sintetico: perfette per l'estate.
Per questo, quando uscì il primo videogioco della serie Arkham, Arkham Asylum, fui abbastanza felice di constatare come fosse la cosa migliore mai fatta sfruttando un personaggio così iconico come il Cavaliere Oscuro. Anzi, fu il miglior gioco supereroistico mai uscito.
Storia originale, riferimenti ai personaggi meno noti, libertà di esplorazione e oggetti collezionabili erano alcuni dei punti di forza. Quasi perfetto, se si esclude lo scontro finale e qualche sessione troppo ripetitiva.

Qualcuno mi ha chiamato? No? Mi è parso di sentire NOIA.
All'arrivo di Arkham City, c'era il timore che si fosse persa un po' della magia del primo, come di solito succede nei sequel: tuttavia, il secondo gioco era praticamente perfetto e ancora meglio del predecessore. La storia ancora più intricata, ma solida, teneva incollati e le aree estremamente vaste raffiguravano alcuni dei luoghi più famosi di Gotham: l'esperienza era estremamente immersiva e priva di difetti.

Si arriva così al terzo capitolo, che funge da prequel. Quindi il terzo sequel è un prequel del primo. Ah, l'originalità.
Nonostante la premessa, il gioco regge e si mantiene su un livello alto.
Al confronto con Arkham City, non esce però vincitore.
Il cambio di studio di sviluppo si avverte poco, semplicemente perché i nuovi programmatori si sono limitati a fare i compiti, senza prendersi rischi.
L'area di gioco è praticamente la stessa di Arkham City e la storia, seppure abbastanza originale, cita non troppo sottilmente alcuni fumetti, in particolare Batman: Year One, Killing Joke (in alcune scene) e L'uomo che ride. Non è comunque un male, dato che la serie si è mostrata sempre fedele all'universo di Batman.
Arkham Origins si svolge la notte di Natale, quando Maschera Nera, un boss del crimine di Gotham, assolda dei sicari per uccidere Batman. Il mistero si infittisce quando Maschera Nera viene ucciso.

La durata complessiva della trama principale è stata ridotta, ma in compenso la varietà delle missioni secondarie e dei nemici affrontati è sufficiente a non far avvertire questa differenza, contribuisce anzi a dare un po' di movimento al gioco.
La difficoltà generale sembra essere un po' diminuita, in particolare per i rompicapo dell'Enigmista, più facili da trovare e risolvere.
A livello di gameplay, il gioco è uguale ai predecessori: sostanzialmente premendo due tasti si riesce a sconfiggere orde interminabili di nemici e utilizzare varietà d'azione e gadget serve solo se si vuole completare i trofei.
Parlando della grafica, poco si può dire avendo giocato su console: niente di eclatante quindi a livello di texture, effetti o quant'altro.

In conclusione un'ottima aggiunta nella serie a livello di storia: si approfondiscono i personaggi e può essere un ottimo punto di inizio per chi non conosce l'universo fumettistico di Batman.
Come gioco, nessuna vera novità, ma non è un difetto così grande: era difficile replicare l'innovazione del secondo, senza snaturare completamente la serie. Si spera però che nel prossimo eventuale capitolo ci sia la volontà di osare di più.

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