World War Z è, originariamente, un romanzo di Max Brooks (il figlio di Mel): un giornalista intervista, dodici anni dopo gli eventi, le persone chiave che hanno permesso all'umanità di sopravvivere all'apocalisse zombie, ricostruendo le fasi iniziali del propagarsi dell'epidemia, le fasi della sopravvivenza e la seguente riscossa.
World War Z, il film, non c'entra una beneamata. Non è nemmeno un vero horror, dato che non si vede una goccia di sangue o qualsiasi altro elemento gore tipico.
Non per questo è un brutto film di zombie.
Anzi, ammetto che in tutti i film che ho visto sul tema, gli zombie di WWZ sono tra i più aggressivi che abbia mai visto. Vi ricordate come correvano in 28 giorni dopo? Ecco qui vanno da 0 a 100 in 0,5 secondi. Praticamente delle Mercedes.

La prima mezz'ora è davvero coinvolgente ed è la parte che si lascia maggiormente apprezzare.
Il ritmo è velocissimo in tutto il film, almeno fino alle battute finali, perché alla fine hanno cambiato sceneggiatore e hanno preso un cane. Un cane chiamato Damon Lindelof, che toglie tutto a favore degli spiegoni e dei momenti da taralluci&vino.
Significativa ed emblematica di quanto vi sto dicendo è la scena del distributore di bibite: quello sarà il momento in cui vorrete più di ogni altro picchiare l'intera troupe. Una delle scene più marchettare che abbia mai visto in vita mia.
Più di quando in Truman Show i familiari di Truman facevano pubblicità verso la camera, con la naturalezza di Giorgio Mastrota che vende materassi col fondo spesso un centimetro e pentole con il lato primaverile.

Non che fino a quel momento il film sia perfetto, ma sicuramente è godibile.
Con il materiale di partenza poteva diventare una pietra miliare di genere, invece semplicemente si lascia guardare. Dategli comunque una possibilità, non ve ne pentirete.

Bonus material (attenzione che ci sono spoiler pesanti):


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