Ieri sera sono andato a vedere RoboCop.
Ero già pronto ai fischi e alle pernacchie, memore dei pareri pessimi raccolti nella rete.
Pregustavo già un film pezzente che avrei tradotto in una recensione al vetriolo.
Invece mi sono divertito. E non è un male dati gli 8 euro e noccioline del biglietto.

Regista di questo remake è il brasiliano José Padilha, famoso principalmente per i due Tropa de Elite, film che raccontano delle truppe speciali di polizia brasiliane che operano nelle favelas.
Far girare RoboCop al buon José è, in sostanza, come far condurre a Piero Angela una puntata di Mistero insieme a Raz Degan.
Vediamo insieme perché.

Il RoboCop originale, del lontano 1987, era infarcito di humor nero, cinismo ed era, sostanzialmente, una parodia del genere action/fantascienza di quegli anni.
Era un film iper-violento, sopra le righe e che piaceva proprio per questo: non per niente è un cult.
Questo nuovo RoboCop non ha nulla di tutto ciò.
Josè ci prova a mettere qualche battuta, qualche personaggio un po' così (vedi Michael "Batman" Keaton o Samuel "Fury" Jackson), ma l'unica faccia che si riesce a fare come spettatori è questa:

Ok, aspetta che  prima mi ricordo come si ride eh...
La stessa trama si snoda su binari leggermente diversi, dando molto più spazio al conflitto uomo/macchina e al rapporto tra RoboCop e i familiari.
RoboCop si prende un sacco sul serio quindi.
E non solo.
Per farci capire quanto è solida la trama, ci sono momenti eterni di spiegazioni su ogni possibile aspetto possa risultare incomprensibile per lo spettatore medio americano più una mezz'ora bonus mostrare quante cose si perde una macchina.
Padilha non vuole che gli americani si facciano fregare. Mettiamo le mani avanti, signora mia, che da qui a qualche anno son tutti robot: ai miei tempi invece qui era tutta campagna.
Il nostro regista prova a mettere qualche elemento di denuncia anche in un film che dovrebbe essere molto più "ignorante".

Ora, miei piccoli e cari lettori mi direte, guardandomi con i vostri occhioni innocenti: ma tu all'inizio dici che ti sei divertito.
Ed è così: perché nonostante i difetti, il nuovo RoboCop riesce a scorrere abbastanza agevolmente senza annoiare, grazie soprattutto alle scene d'azione ben realizzate.
Per "ben realizzate", intendo scene d'azione ad alto tasso di esaltazione per pose plastiche, esplosioni e trick e track vari: piacciono, anche se sono a cadenze così regolari che manco la messa alla domenica.
Punto a favore è inoltre l'utilizzo limitato della CGI, mantenuto al minimo proprio per cercare di dare più rilevanza al rapporto tra personaggi, rispetto all'azione senza senso.
Vuol dire snaturare RoboCop, certo, ma per me regge.

RoboCop è un discreto reboot, nonostante José non sia proprio il regista più adeguato per il tipo di pellicola. Non è mai pesante e, nonostante le scene si snodino regolari come l'intestino di Alessia Marcuzzi, si mantiene vivo l'interesse.
Secondo me, una possibilità potreste anche darla.

Menzione speciale: la mano. Capirete quando e se vedrete il film.

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