Il genere dei film catastrofici offre spesso delle perle trash involontarie, dove gli effetti speciali sono pezzenti e gli attori recitano a membro di segugio: proprio per questo però ci si riesce a divertire (vedi Sharknado).
Into the storm non è tra questi micro-capolavori.
Anzi, è una delle pellicole di genere più banali e lente che io abbia mai visto, roba che le precipitazioni in "Catando sotto la pioggia" erano molto più preoccupanti per la Protezione civile.
Tanto più che qui ci sono i tornado gentili che cercano in tutti i modi di non fare vittime (credo che il mio contatore morti si sia fermato a cinque) e addirittura riescono ad aiutare le famiglie a superare i loro problemi, meglio di una seduta dallo psicologo.

Into the storm sembra scritto da una persona qualsiasi, presa per strada, a cui hanno messo a fianco il manuale Luoghi comuni nei film con calamità naturali con un biglietto che recita "Almeno vai sul sicuro a scrivere la sceneggiatura".
Non c'è un colpo di scena, non c'è profondità, non c'è un conflitto che valga la pena di definire tale: arriva la tempesta, urla dei personaggi, finisce la tempesta, abbracciamoci e capiamo come si debba vivere insieme felici.
Si nota solo la grande assenza della donna incinta, uno dei principali topoi di genere.
Roba che avrei potuto scrivere pure io, per dire. E di donne in stato interessante ne avrei inserite almeno due.

Niente di eclatante nemmeno nella caratterizzazione dei personaggi.
Il protagonista è Richard Armitage, il Thorin de Lo Hobbit, che interpreta un vicepreside stronzo che ha problemi con i figli giovani e adolescenti.
Al suo fianco Sarah Wayne Callies, vista in The Walking Dead, nella parte di una meteorologa che profetizza tempeste anziché usare i dati.
Il personaggio di Armitage passa dall'essere un genitore dispotico al padre dell'anno nel giro di un tuono, mentre la trama relativa alla meteorloga e alla sua bambina viene buttata al vento (ah-ah).
Nessun altro personaggio memorabile tra i comprimari, nemmeno quello che finisce male (*spoiler* se ti avvicini a un metro da un turbine di fuoco per filmarlo, non sei un eroe, sei un cretino ed è abbastanza scontato che finisci male *fine spoiler*).

Non migliora la regia che mischia riprese classiche a momenti con telecamera a mano, cosa odiosa sopra ogni limite, soprattutto perché inutile e inserita a forza nella trama: il pretesto della "capsula del tempo 2.0" è talmente tirato che pure i due figli del vicepreside si chiedono perché il padre li abbia costretti a realizzare queste riprese per almeno 40 minuti.
Apprezzabili invece gli effetti speciali, unica cosa che mi sento di salvare negli 89 minuti di dolore che servono a concludere la visione.

Voto (ho deciso di introdurre un sistema scientifico di voto: la scala occhiali-nerd-da-1-a-5™):



Nonostante sia pubblicizzato e spinto come il film apocalittico dell'anno, Into the storm non merita assolutamente i vostri soldi: non aggiunge niente al genere e non diverte nemmeno. Un film catastrofico davvero (ah-ah, che simpa).

Menzione speciale: il mezzo blindato che resiste a tutto.

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