Dopo qualche anno, arriva nelle sale il seguito di Sin City.
Non ne sentivo il bisogno.
Il primo film mi piacque molto: dalla tecnica registica che voleva trasporre su un media diverso il fumetto originale di Frank Miller alle scelte di cast praticamente perfette.
Sin City era un misto di narrazione e azione che portava lo spettatore attraverso tre episodi collegati tra loro da personaggi pulp e noir, in cui ogni vicenda era dipinta in bianco e nero, se non per sporadici sprazzi di colore che attiravano l'attenzione sui dettagli.
I toni erano tutt'altro che realistici, ma il film reggeva e filava.

In questo secondo capitolo non c'è una minima novità, ma semmai c'è un passo indietro.
L'azione è sacrificata e per i 90 minuti di pellicola, ogni movimento è narrato dai diversi protagonisti, rendendo il film lento e pesante.
Funzionava molto di più nel primo film, dove c'era molta più ironia e "leggerezza" nel raccontare.
Miller è un autore verboso e pure il film ricalca questo stile monocorda, tanto da diventare soporifero.
Robert e Frank, amici miei: non potete fare un film di un'ora e mezza in cui i personaggi parlano tutti come Marina Massironi quando presenta i Bulgari di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Perché poi gli spettatori davvero rabbrividiscono pensando ai soldi spesi per il biglietto.

Tamir non ha preso i popcorn
Per carità, rimane visivamente d'impatto e anche il cast è sempre azzeccato per i vari ruoli.
A vedere Mickey Rourke nei panni di Marv, non si può che applaudire il lavoro dei truccatori che sono riusciti a trasformare completamente l'attore di The Wrestler, rendendolo umano.
L'unico appunto che mi sento di fare in questo senso è rivolto a Jessica Alba che non è per niente in parte: l'episodio a lei dedicato è il meno ispirato e non ha senso farle interpretare una spogliarellista, se non vuole spogliarsi.
E non venitemi a dire che non volete nudi, perché volete fare un film che va oltre queste cose: per l'80% del tempo che sta in scena Eva Green ha le poppe al vento e per il restante 20% indossa abiti trasparenti (e comunque è tutto funzionale al personaggio e lei è sempre bravissima).

Tipo...
In sostanza, è un film che piacerà ai fan accaniti della serie e dei noir (o del prosperoso seno di Eva Green), ma potrebbe annoiare tutti gli altri dato che manca l'impatto innovativo che ebbe nel 2005 Sin City, oltre alla stessa dose di azione
Più che "una donna per cui uccidere", il sottotitolo dovrebbe essere "una noia per cui uccidere".

Voto finale:

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