Capita (raramente, ma capita) che io vada a vedere un film "serio", uno di quei film in cui c'è sostanzialmente una trama priva di spiegoni, una cura particolare alla regia e alla fotografia e degli attori che sanno fare il loro mestiere.
Un film che è anche candidato agli Oscar e che, sinceramente, ha dei titoli anche solo per essere candidato.

Birdman è metacinema, una parodia, un modo per sfottere Hollywood e quello che è diventata: una fabbrica di franchise, in cui gli attori vengono presi e messi in un costume da supereroi per il divertimento di persone che cercano solo intrattenimento.
E il modo migliore per far trasparire questo allontanamento dal mondo dell'arte cinematografica in senso stretto viene sottolineato dal confronto diretto con il teatro.
In teatro gli attori sono messi alla prova e non ci sono effetti speciali che possono salvare una sceneggiatura banale.

Il regista, Alejandro González Iñárritu, cerca in ogni modo di far capire questo distacco di Hollywood dal sentimento artistico, girando il film come se fosse una rappresentazione su un palcoscenico: piani sequenza quasi infiniti, senza stacchi tra una scena e l'altra, in cui gli attori continuano a ruotare senza pausa.
Sembra quasi un film girato senza spegnere la telecamera, dall'inizio alla fine, in una scena sola con un pubblico partecipe.
E poi non c'è solo questo: c'è anche l'uomo al centro della storia.
Uomo inteso come maschio che è arrivato al successo e poi è caduto, ma che è ancora pieno di sé e che non riesce a venire a patti con gli altri, perché allontana chi lo ama, non riuscendo a capire cosa sia veramente l'amore e confondendolo con l'ammirazione e il successo, cosa che vorrebbe ogni artista.
E come ogni artista oggi si ritrova  a fare i conti anche con i social network, dove tutti cercano di diventare famosi, senza impegno e senza veri meriti: e tuttavia saranno proprio questi strumenti virali a riportarlo sulla bocca di tutti, dandogli nuova popolarità.

Non poteva esserci scelta migliore per questo ruolo di Michael Keaton, che sembra quasi vestire i panni di sé stesso: l'attore che interpretò Batman (Birdman nel film per ovvio parallelo) negli anni '90 e che poi è praticamente sparito, fagocitato da un cinema che andava in un'altra direzione e che solo recentemente ha riscoperto quanti soldi gli eroi in costume possono portare.
Ma non è solo Keaton a meritare gli onori di una prova attoriale ottima: Edward Norton parodia sé stesso, mostrandosi come un attore molto capace ma con cui è impossibile avere a che fare (e qui tornano alla mente gli screzi tra lui e i produttori di The Avengers, dove avrebbe dovuto riprendere il ruolo di Bruce Banner/Hulk).

Birdman è una commedia "drammatica", un film sul cinema e su come sia cambiato, spesso in peggio.
Probabilmente non piacerà a tutti, ma non si può dire che non lasci qualcosa a chi lo vede con uno spirito critico.
Voto finale:

Il mezzo punto in meno dipende dall'unica critica che mi sento di fare: nonostante il film abbia una trama comprensibile, a volte sembra che Iñárritu voglia criticare troppe cose della società moderna e perda un po' di fluidità nello svolgimento della scena.

Consigliato a coloro che amano il cinema, sconsigliato a chi cerca una commedia con i supereroi.

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